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UNA SETTIMANA PER IMPARARE
di Annamaria INDINIMEO
pubblicato il 12/10/2009

Tra le tante novità dell’anno scolastico passato, certamente una delle più interessanti è stata l’attivazione delle learning week. Per una settimana lavorativa i ragazzi, a volte insieme ai loro insegnanti, vengono inseriti in situazioni reali di lavoro e concorrono alla realizzazione di un progetto. La possibilità di partecipare alle learning week viene data dalla Regione Lombardia a tutti i ragazzi delle ultime classi delle scuole secondarie di secondo grado, che possono accedere al finanziamento di esperienze formative veramente originali e proficue. Le offerte sono ricchissime ed estremamente invitanti; già solo scorrendo i titoli si può vedere come i progettisti si siano sforzati di creare situazioni interessanti e piacevoli, in Italia e all’estero, per consentire ai ragazzi di tuffarsi veramente in una situazione diversissima tanto dalla lezione frontale quanto dalle esperienze di stage che in alcuni casi sono ancor meno stimolanti della classe. Il primo elemento di eccellenza di questo tipo di esperienza è l’interazione tra diversi soggetti formativi che concorrono alla progettazione e realizzazione della stessa. Insieme agli insegnanti (che secondo me dovrebbero sempre accompagnare i propri allievi) ci sono gli apporti dell’università, dei centri di formazione professionale, dei liberi professionisti e delle associazioni professionali. È interessante notare come la personalità dei ragazzi si esprima liberamente in contesti nei quali non si sentono vincolati in schemi e strutture troppo rigidi; anche ragazzi apparentemente timidi e riservati sono riusciti a esprimere opinioni coerenti e affermazioni documentate in contesti che avrebbero dovuto risultare per loro più difficili della classe normale. Alcuni studenti hanno frequentato interessanti corsi di lingue in Inghilterra, altri hanno passato sette giorni in strutture appositamente predisposte per lo studio e l’approfondimento delle tematiche della sicurezza nella Svizzera interna. I ragazzi hanno preparato con cura questa esperienza: sono partiti non come si parte per un week-end o una gita, ma con la consapevolezza e l’atteggiamento di chi partecipa a un viaggio di lavoro. Altri hanno sperimentato, con orari diversissimi da quelli scolastici, la vita della città. È il caso di due classi di liceo delle scienze sociali che hanno partecipato al progetto “Sherlock Holmes in cucina” e oltre alle lezioni in università, alle visite nei sofisticati laboratori visti solo nelle fiction, hanno sperimentato una notte trascorsa a scuola dormendo nel sacco a pelo per accompagnare, all’alba del giorno dopo, i veterinari nei loro giri di ispezione al mercato ittico. L’iniziativa è stata particolarmente apprezzata anche perché i ragazzi che frequentano il liceo non sono spesso coinvolti in attività così diverse dalla lezione scolastica e trovano particolarmente entusiasmante accostarsi alla biologia molecolare con l’atteggiamento del ricercatore-investigatore anziché con quello dello studente perennemente dubbioso sulle sue capacità di memorizzare cose tanto strane. Gruppi di ragazzi degli istituti professionali si sono trovarti a collaborare con ragazzi provenienti da altre scuole accomunati dall’entusiasmo per un percorso breve, concreto e subito misurabile. Alcuni insegnanti sono rimasti colpiti dalle perfomance di alcuni allievi che hanno capito immediatamente le consegne e hanno saputo argomentare il loro pensiero in modo ineccepibile. È il caso di un paio di vivacissime classi di grafici pubblicitari che sono stati in grado di lavorare con impegno e serietà alla raccolta di materiali e alla formulazione di una proposta di legge per la repressione della violenza sessuale. Le tematiche proposte sono spesso molto legate ai programmi scolastici ma è il modo di affrontare i diversi aspetti che rende veramente uniche queste esperienze. Una settimana riflettendo sul tema “Giocare con i bambini non è un gioco da bambini” può veramente far riconsiderare tutte le raccomandazioni dei docenti, far riflettere sul lavoro quotidiano, dare un impulso alla propria voglia di specializzarsi in un lavoro che è tanto gradevole quanto difficile. Sicuramente alcuni temi sono più stimolanti di altri ma l’impegno assiduo e continuato per giorni, anziché parcellizzato come avviene a scuola, è anche un ottimo strumento per consentire ai ragazzi di verificare fino in fondo le loro aspirazioni. Chi è che non vorrebbe tuffarsi per una settimana in un turbinio di cibi e abiti etnici fino ad arrivare a una splendida sfilata da riprendere e fotografare? Probabilmente tutti i ragazzi e le ragazze intorno a sedici anni si sarebbero iscritti a “Fashion, food & rock and roll”, eppure questo tipo di proposta (che scatena gli urletti degli studenti durante la presentazione) è proprio quello che mette di fronte al peso delle scelte, della responsabilità dell’autodisciplina: fashion è bello ma tanto faticoso e professionale e soprattutto non ammette giustificazioni. La caratteristica che ha accomunato i progetti è stata la possibilità per tutti di iniziare a sperimentare il circolo virtuoso che si viene a stabilire quando nel fare ci accorgiamo che ci occorrono nuove informazioni e, nell’apprendere informazioni, ci accorgiamo che si possono mettere in pratica. Molte scuole hanno iniziato a riflettere sul valore delle learning week e certamente i tanti docenti che hanno partecipato saranno i migliori testimonial di un’esperienza che può veramente integrare il percorso scolastico di tutti gli studenti aiutandoli anche a capire quanto possa risultare coerente con la vita reale e produttiva quello che si impara sui banchi di scuola.

UNA SETTIMANA PER IMPARARE
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