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NUOVI STRUMENTI PER LA DIDATTICA
di Annamaria INDINIMEO
pubblicato il 01/03/2010

L’anno scolastico 2009-2010 sarà sicuramente ricordato come un periodo denso di cambiamenti: il riordino dei cicli arrivato quando ormai i fautori del “rimandiamo almeno di un anno” sembravano avere avuto la meglio, i continui richiami ai pessimi risultati dei nostri studenti, la nuova attenzione all’istruzione tecnica dopo che per anni gli istituti più prestigiosi delle nostre città si sono svuotati per lasciare lievitare fino a duemila allievi i licei scientifici e psicopedagogici. La prossima scadenza dell’adozione dei libri di testo costituisce un’occasione in più per riflettere sulla scelta degli strumenti da parte dei consigli di classe, dei dipartimenti e dei collegi. «Il libro di testo, nella sua versione a stampa, on line e mista, costituisce uno degli strumenti didattici per la realizzazione dei processi di apprendimento definiti dagli ordinamenti scolastici dei diversi ordini e gradi di istruzione» recita in premessa la circolare n. 16/2009, che sottolinea anche come gli strumenti didattici debbano valorizzare al meglio il conseguimento di conoscenze e competenze durature, perseguire azioni di recupero in itinere delle carenze formative e di valorizzazione delle eccellenze A tale proposito si propone l’uso di strumenti didattici componibili e integrabili, quindi il libro di testo, nella versione cartacea, on line e mista, può essere realizzato in sezioni tematiche, corrispondenti ad aspetti specifici delle singole discipline e degli ambiti disciplinari o per tematiche trasversali. Fin qui non ci sarebbe nulla di nuovo: già da moltissimo tempo i libri di testo sono corredati da strumenti in formato digitale e in moltissimi casi l’editoria ha accompagnato, quando addirittura non ha preceduto, l’adozione di metodologie didattiche innovative. Quello che, personalmente, impressiona è la scrupolosa elencazione dei criteri in base ai quali i libri devono essere strutturati: si va dal peso della carta al numero dei colori della copertina, con il costante riferimento al contenimento della spesa, come se la spesa per i libri di testo fosse l’unica che sprofonda nella miseria le famiglie o il peso dei libri fosse l’unico colpevole delle abitudini non salutari dei giovani.

Forse un tema sul quale sarebbe opportuno lavorare anche con gli studenti sarebbe l’economia della cultura e della felicità. Che cosa entra nelle spese culturali dei giovani? Che cosa in quelle per il divertimento? Quali sono le spese che ci scandalizzano? Perché molti non battono ciglio per finanziare il terzo inutile master dopo una costosa inutile laurea, mentre si mobilita l’associazione consumatori se per un anno di scuola la spesa supera il tetto di 160 euro? Tornando al lavoro dei nostri collegi, dipartimenti e consigli di classe, quest’anno si potrebbe promuovere un dibattito all’interno delle scuole per valutare insieme come e quanto le proposte ministeriali cambieranno il nostro modo di insegnare. La circolare n. 16 del 10 febbraio 2009 sottolinea come il passaggio al testo digitale consenta «di accrescere la funzionalità dei libri di testo in forma tradizionale e di arricchire di nuove funzionalità (comparazioni, gestione delle informazioni) gli ambienti di apprendimento. A sua volta il testo in forma mista favorisce la possibilità di accedere a schede o testi di approfondimento, tramite appositi link». Forse non tutti lo sanno ma moltissime scuole sono attrezzate in modo impeccabile per utilizzare lavagne interattive e altri dispositivi avanzati anche se, in qualche caso, esiste un po’ di resistenza da parte dei colleghi, ma chi ha superato la fase sperimentale può confermare i buoni risultati che si possono ottenere per svolgere alcune attività. Gli strumenti però sono solo “strumenti” e se alla base non c’è la competenza didattica si possono usare anche gli effetti di Avatar senza raccogliere nulla. Se non si è abituati a usare correttamente il mezzo elettronico, inoltre, si rischia uno spreco di carta spaventoso, bisogna imparare a consultare, appuntare, tenere come riferimento il documento elettronico, senza farsi tentare dallo stampare tutto quello che ci sembra utile, come fanno ancora molte persone che stampano tutte le e-mail che ricevono. Il libro cartaceo, in ogni caso, deve comunque continuare a esistere: si può sicuramente dividere la parte del “manuale” da quella degli esempi ed esercizi; ma la storia della letteratura, le teorie economiche, i principi giuridici devono trovare spazio in un manuale che ciascuno deve utilizzare e “vivere”. Il libro deve essere un compagno di classe, deve contenere sottolineature, commenti, osservazioni a matita, deve accompagnare per un anno ed essere ancora disponibile l’anno successivo. Che tristezza fanno i libri venduti intonsi ai mercatini! Che cosa ha fatto per nove mesi il loro proprietario, si è lasciato dolcemente bocciare senza opporre resistenza? Ha trasportato l’ignaro volume avanti e indietro nello zaino mentre bigiava al biliardo o alla stazione dei pullman? E con quale animo se ne è separato?

Da amante dei libri che non è mai riuscita a buttarne via veramente nemmeno uno, penso che sia importante il ruolo che svolgono i libri di testo anche per le famiglie. In alcuni casi sono gli unici libri che in una casa trovano posto, sono uno strumento per i genitori stranieri di accostarsi alla lingua scritta del Paese in cui si trovano a lavorare, magari nemmeno per scelta completamente libera. Probabilmente con il tempo la gente userà più volentieri il Cd, ma bisogna che entri nella cultura delle persone l’idea che lo strumento pc e lo strumento Internet si debbano usare per studiare e fare i compiti. Come faranno le famiglie con due o tre figli a far condividere il pc in modo adeguato alle esigenze di studio di ciascuno? Compreranno un laptop a testa? Saprà ciascuno rinunciare alla parte “ludica” del computer per mettersi a studiare? I ragazzi entreranno e usciranno velocemente dai siti all’arrivo dei genitori come faceva il protagonista di un delizioso racconto di Alphonse Allais* che copriva con un gigantesco atlante, che si apriva sempre sulla stessa pagina facendogliela inconsapevolmente memorizzare alla perfezione, i romanzi dei suoi scrittori preferiti? Per i collegi docenti e i consigli di classe mi pare che la sfida diventi proprio questa, far scoprire agli studenti come si studia utilizzando insieme il testo cartaceo, le mappe su Cd e la ricerca nel web. I criteri pedagogici, elencati puntualmente nella medesima circolare, sono stati da sempre alla base delle scelte dei testi; adesso si tratta di insegnare a imparare attraverso le tantissime possibilità che la tecnologia offre, tenendo presente che al centro di ogni attività c’è lo studente con le sue curiosità e i suoi bisogni. Altrimenti nei banchetti polverosi dell’usato troveremo presto Cd e Dvd mai usati.

*Alphonse Allais La costa occidentale dell’Africa

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