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31/01/2011 PENSARE ALL’ESAME DI STATO
di Annamaria INDINIMEO
pubblicato il 31/01/2011

Terminate le operazioni di valutazione del primo quadrimestre, i consigli di classe non hanno neppure il tempo per lamentarsi dei risultati degli scrutini che devono iniziare a preoccuparsi della preparazione agli Esami di Stato.

Il rito mette sicuramente d’accordo studenti e insegnanti almeno per quanto riguarda la potenzialità ansiogena, quindi varrebbe la pena di prevedere uno spazio di aggiornamento e riflessione per i docenti e incontri con gli studenti anche se per quest’anno non sono previste novità, a meno che non venga deciso un criterio rispetto alle condizioni per assegnare il bonus (1).

Ormai da due anni per essere ammessi all’Esame bisogna dimostrare di avere frequentato con profitto il corso di studi quinquennale; penso nessuno provi alcuna nostalgia per gli esami impostati su due sole materie orali e un ampio tasso di abbandono dello studio delle altre, tuttavia è necessario approfondire la riflessione sugli strumenti più idonei per un sereno lavoro della commissione e per offrire agli studenti la possibilità di un’esperienza veramente significativa, frutto del lavoro fatto insieme ai loro insegnanti.

In particolare si dovrebbe evitare che le diverse prove diventino una stanca ripetizione di quanto si fa durante l’anno. La prova di Italiano e la seconda prova scritta arrivano pomposamente in busta sigillata, ma vengono valutate a insindacabile giudizio della Commissione (a volte con grande generosità, a quanto risulta dai risultati dell’Invalsi). La terza prova è spesso una rapida interrogazione scritta con il potere di terrorizzare i candidati e il colloquio troppo frequentemente diviene un insieme di cinque o sei piccole interrogazioni precedute dalla solita orribile tesina alla quale i nostri ragazzi dedicano tantissimo tempo immaginando di ottenere un buon punteggio solo per avere consegnato dei fogli rilegati come una tesi di laurea.

L’aggiornamento dei docenti dovrebbe essere centrato sul lavoro nella Commissione e sulla scelta degli strumenti di valutazione, quello degli studenti sulla “tecnica dell’Esame”. Chiunque abbia una lunga esperienza potrà confermare come ci si trovi, a volte, in situazioni spiacevoli e ricche di frustrazioni: la Commissione è un gruppo di lavoro anomalo in cui i tre membri interni tesi, almeno nell’immaginario dei commissari esterni, a portare a casa i voti più alti possibili, si fronteggiano a quattro sconosciuti che si vedono per la prima volta e non sempre entrano in sintonia.

Le difficoltà nascono dalla mancanza quasi totale di elementi oggettivi e dal generale sospetto che sempre ci accompagna quando lavoriamo tra colleghi: non ci convincono le ammissioni anche se nelle caselline del tabellone compaiono tutti voti positivi, non siamo persuasi delle scelte didattiche, ci insospettiscono i racconti di drammatici problemi adolescenziali e familiari.

Si possono creare da subito frizioni e dissapori e non solo perché è difficile perdere il ruolo di docente e assumere quello di commissario, ma perché alcuni docenti, dolcissimi insegnanti, forse perché preoccupati della responsabilità del ruolo, rischiano di trasformare l’esame in una “caccia all’errore” dei colleghi, così c’è perfino qualcuno che chiede al Consiglio di classe di «motivare più ampiamente la non ammissione di un allievo con tutti non classificato»! Il vero problema è stabilire collegialmente la linea di condotta evitando di scostarsi, giorno dopo giorno, dalle decisioni prese fino ad arrivare a posizioni diametralmente opposte a quelle di partenza. Occorre mettere la massima attenzione, ad esempio, nella scelta della durata e della modalità di gestione del colloquio, nella scelta delle griglie di valutazione, nel peso dato alla valutazione delle diverse parti dell’Esame. Se non si è d’accordo è indispensabile farlo presente, meglio una discussione accesa che una finta adesione. Le decisioni assunte giornalmente devono essere improntate tutte allo stesso criterio ed è responsabilità dei singoli concorrere al buon funzionamento della Commissione a partire dalla conoscenza sicura della norma, perché solo così possiamo garantire ai ragazzi un esame onesto. La valutazione del colloquio rimane un punto di criticità soprattutto perché in alcuni casi diventa l’ultimo appiglio per studenti che hanno conseguito risultati deludenti nelle prime tre prove. I criteri possibili dovrebbero essere approfonditamente studiati nelle simulazioni durante l’anno in modo che ciascuno dei commissari possa arrivare con proposte concrete per elaborare griglie di valutazione idonee a misurare competenze e possibilmente a evitare l’attribuzione di voti altissimi solo per raggiungere la stretta sufficienza. È vero che, in via del tutto teorica, una persona potrebbe avere una serie di giornate sfortunate durante le prove scritte e dovrebbe poter dimostrare il suo valore, però solitamente chi arriva al 60 con un orale strabiliante è uno studente al quale si dà una spinta per uscire e sicuramente, al di là della solidarietà tra compagni di classe, la cosa non risulta gradita a quanti abbiano un decoroso 60 frutto di sole sufficienze. Dovremmo esercitarci ad avere un po’ più di coraggio per trovare modalità di valutazione che vadano oltre i soliti strumenti e diano la possibilità di accertare effettivamente come il profilo del candidato sia coerente con la specificità dell’indirizzo seguito. Il ragazzo deve sapere che dopo l’ammissione, con la sola certezza del credito ottenuto, ha tre prove scritte e un colloquio per dimostrare le competenze acquisite grazie alla frequenza scolastica, allo studio delle diverse discipline e alle sue esperienze di vita. Deve poter dimostrare di essere in grado di operare scelte e non a caso il colloquio inizia con un argomento indicato dal candidato. È su questo che si dovrebbe lavorare in classe. Chiunque abbia un po’ di esperienza sa che su una Commissione media di trentacinque candidati, soprattutto se ci sono privatisti, potere star certi di trovare almeno due lavori con in copertina la riproduzione del “Viandante sul mare di nebbia” di Friedrich e altrettanti con l’“Urlo” di Munch, titoli probabili in questi casi sono «Il dolore, destino ineluttabile dell’uomo» oppure «La banalità del male» o «L’Angoscia dell’uomo». Si possono trovare esercizi pseudo originali tipo «I sette peccati capitali» dove l’accidia è un pretesto per parlare di Schopenhauer, l’invidia per citare Leopardi e l’ira per parlare dei vulcani, oppure «Il genio» dove si mescoleranno Michelangelo e Parini con il genio militare di Rommel. A volte, poi, i collegamenti oltre a essere palesemente pretestuosi sono anche clamorosamente sbagliati come inserire Marianna Ucria tra suffragette e femministe del Novecento. In quasi tutti i casi, comunque, complici anche i tanti siti che forniscono tesine pronte all’uso, si cerca di inserire il maggior numero di materie possibili anche a costo di acrobazie logiche notevoli, con il “segreto” e “furbo” obiettivo di prendere per stanchezza gli esaminatori. Molti commissari interni rispondono alle osservazioni della Commissione alzando le braccia. «Glielo avevamo detto, ma vogliono fare a modo loro», «Non si sono consultati»,«Non ci hanno ascoltato». Invece proprio su questo punto il Consiglio si dovrebbe imporre, facendo riflettere gli studenti sul peso che può avere nella valutazione di questo tipo di Esame la capacità di scegliere e sostenere un punto di vista. Tutto il lavoro fatto nel quinquennio porta all’ammissione, i voti positivi attestano che si conoscono i contenuti delle discipline; all’Esame la cosa più importante che si deve accertare è la capacità di muoversi nel mondo adulto mettendo a frutto quanto appreso.

(1) La Commissione può assegnare ai candidati che abbiano almeno 15 punti di credito e un punteggio complessivo delle prove di almeno 70 punti un bonus di non più di 5 punti. Questo, come segnalato da numerose commissioni d’Esame è diventato oggettivamente più difficile da ottenere visto che nella prima stesura della norma il credito poteva arrivare massimo a 20 punti mentre ora è 25, e al colloquio erano riservati 35 punti contro gli attuali 30.

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